Art Blog by Loredana De Simone

Leonor Fini

Leonor Fini in her Studio 1952.jpg

Leonor Fini in her Studio, 1952.

 

Di recente è iniziata una, per così dire, rispolverata delle artiste donne.

Frida Kahlo è sulla cima della lista, regina indiscussa di questa riscoperta che si traduce anche in un revival del look dell’artista. A testimonianza di questa (ri)scoperta di Frida, oggi mentre ero in una libreria non ho potuto fare a meno di starmene di fronte ad uno stand intero, ricoperto da cima a fondo, da libri a lei dedicati. Me ne sono rimasta li ad osservare la cosa per qualche secondo, poi sono passata oltre (ed ovviamente sono inciampata nell’ ennesima copia di “Chiamami col tuo nome”, ma questa è un’altra storia).

Devo ammettere che dentro di me una vocina fa la ola per tutti i libri, graphic novels, romanzi, biografie ma anche per tutte le mostre che spopolano in ogni continente, anche se io non sono una grande estimatrice del suo stile pittorico. Certo, la vita di Frida affascina e non poco il mio lato da “archeologa” nel mondo dell’arte femminile, ma devo ammettere in totale sincerità che non preferisco il suo stile, il messaggio si ma la resa no. Son gusti.

E mentre rispolveriamo Frida, tante altre artiste sono finite nel dimenticatoio e sono in attesa di essere riscoperte (il che è un po’ la forza motrice che mi ha fatta dedicare gran parte di questo spazio virtuale alle #womeinart) e questa volta voglio puntare l’occhio e la curiosità su Leonor Fini.

La regina dei balli in maschera, colei che ha vissuto sempre in triangoli amorosi (e con gatti, tanti gatti), surrealista in lotta con Breton ma amante di Max Ernst e che andava in vacanza nel sud della Francia con la coppia Dalì-Gala, è stata avvolta dalla nuvola nera dell’arte sessista contro la quale ha tanto lottato.

Nata in Argentina, cresciuta a Trieste da sua Madre scappata da un marito opprimente, ha studiato arte da autodidatta dopo esser stata espulsa da ben tre scuole per il suo comportamento fuori dagli schemi. Scelse lo scorpione e la fenice come simbolo di se stessa, spesso inserendoli nelle sue tele sospese tra sogno e desiderio sessuale. L’uomo diviene creatura in sintonia con il suo lato femminile, la donna è libera dagli schemi della morale, della società e del suo ruolo precostituito di figlia, moglie e madre. L’esplorazione della sessualità e della sensualità sono al centro della sua arte, che non viene mai sminuita, nemmeno quando lavora come costumista per il teatro ed il cinema (suoi sono i costumi di Otto e Mezzo di Fellini).

La sua prima mostra fu ospitata nella galleria dell’allora mercante d’arte Monsieur Dior, che ha voluto puntare su una giovane donna italiana sconosciuta, il quale le ha fatto conoscere Elsa Schiaparelli, forse intuendo che le due donne potessero far venir fuori dal loro mondo surreale qualcosa di unico, e così fu: nacque l’iconica bottiglia a torso di donna del profumo Schiap.  Un torso di donna, reminiscenza classica del torso dell’atleta, eroe e guerriero maschile che si fa linea sinuosa divenendo donna.

Proprio la Maison Dior, oggi diretta da una donna, cerca di dissipare quelle nuvole nere che hanno tenuto nascosta la figura di Leonor Fini, celebrandola con la sua ultima collezione: maschere che coprono il volto, gabbie intorno al corpo femminile, un ballo surreale come quelli nei quali Leonor era regina, perché la maschera per lei non era un modo per nascondersi ma per evidenziare ogni aspetto della sua personalità.

 

****

 

Recently  has begun, so to speak, a dust off of female artists.

Frida kahlo is on the top of the list, the undiscussed queen of this rediscovery which also can be translated into a revival of the artist’s look. As evidence of this (re) discovery of Frida, today while I was in a bookshop I could not help but sit in front of a whole stand, covered from top to bottom, with books dedicated to her. I stayed there to observe the thing for a few seconds, then I passed over (and of course I stumbled into yet another copy of “Call me by your name”, but that’s another story).

I have to admit that inside me a little voice cheer up for all books, graphic novels, novels, biographies but also for all the exibitions that are popular in every continent, even if I am not a great admirer of her pictorial style. Of course, Frida’s life fascinates my “archaeologist” side in the world of female art, but I have to admit in total sincerity that I do not prefer her style, the message is but not the surrender. It’s about tastes.

And while we rediscover Frida, many other artists have gone into oblivion and are waiting to be rediscovered (which is a bit of the driving force that made me spend a large part of this virtual space with #womeinart) and this time I want to focus eye and curiosity on Leonor Fini.

The queen of masked balls, she who has always lived in love triangles (and with cats, many cats), Surrealist fighting with Breton but Max Ernst’s lover and who used to spend her holiday in the south of France with the Dali-Gala couple, she was enveloped in the black cloud of the sexist art against which she fought so hard.

Born in Argentina, raised in Trieste by her mother escaped from an oppressive husband, she studied self-taught art after being expelled from three schools for her behavior outside the box. She chose the scorpion and the phoenix as a symbol of herself, often inserting them in her paintings suspended between dream and sexual desire. Man becomes a creature in tune with his feminine side, the woman is free from the patterns of morality, society and her pre-established role as daughter, wife and mother. The exploration of sexuality and sensuality are at the center of her art, which is never diminished, not even when she works as a costume designer for theater and cinema (hers are the costumes of Otto and Mezzo di Fellini).

Her first exhibition was hosted in the gallery of the then art dealer Monsieur Dior, who wanted to focus on an unknown young Italian woman, who introduced her to Elsa Schiaparelli, perhaps sensing that the two women could make come out of their surreal world something unique, and so it was: the iconic Schiap perfume bottle of woman was born. A torso of a woman, a classic reminiscence of the athlete’s torso, a hero and a male warrior who becomes a sinuous line and being a woman.

Just the Maison Dior, now run by a woman, tries to dispel those dark clouds that have hidden the figure of Leonor Fini, celebrating her with the latest collection: masks that cover the face, cages around the female body, a surreal ball like those in which Leonor was the queen, because the mask for her was not a way to hide but to highlight every aspect of her personality.

 

BrassaÏ photo, Marie-Laure de Noailles and Leonor Fini, Le bal des Têtes 1946.jpeg

Marie-Laure de Noailles and Leonor Fini, Le bal des Têtes 1946 by Brassai

 

Leonor Fini by Dora Maar, 1936.jpg

Leonor Fini by Dora Maar, 1936

 

9178c9be0e8b983abdd6be48ed20c1b2.jpg

From www.schiaparelli.com

 

Gala, Salvator Dalì, Leonor Fini, André Pieyre de Mandiargues foto by Stanislao Lepri, 1940.jpg

Gala, Salvator Dalì, Leonor Fini, André Pieyre de Mandiargues by Stanislao Lepri, 1940.

 

 

Research:

– Sphinx: The Life and Art of Leonor Fini” by Peter Webb

–  www.telegraph.co.uk

–  thefemalegaze.org

– www.britannica.com

– www.schiaparelli.com

–  www.dior.com

You Might Also Like

Leave a Reply