Art Blog by Loredana De Simone

Les Chambres de Madame Damour #6

Looking at Mademoiselle Nora, no one would say that she would collect dolls. Yet she had a room full of dolls on the second floor of Les Chambres de Madame Damour. All accumulated over time, since her grandmother gave her the first: a Russian doll with a white lace headdress. From that moment on, her bed was always full of elegantly dressed dolls.
Getting used to this habit had been difficult for Madame Damour, but after all who does not have his strangeness, more or less bulky they are. So it was that a real dollhouse was set up for Mademoiselle Nora: pink velvet and pale blue with white flowers wallpaper, boxes piled in every corner and dolls, eye-catching dolls on the canopy bed, on the dresser, on the armchairs, everywhere.
Yet Mademoiselle Nora was apparently the exact opposite of a doll, but found in them an unknowingly beautiful and tragic one. A tragic beauty, behold, brings in the sense of fragility, how short of reality is beauty but eternal in an inanimate being like a doll. Then, she found all this sense of tragic beauty in Mademoiselle P., who was no longer a blossomed flower, her skin and her features preserved their beauty intact, only her eyes betrayed the sadness of the flow of time.
Despite of her dancer engagements who saw her performing in theaters around the world, Mademoiselle P. did not miss the opportunity to visit Mademoiselle Nora’s doll room. There she could be the ethereal ethernal maneuvered figure for the pleasure of her lover, but also for the more veiled and slender pleasure that had crossed her every time since the very first seconds of their ritual. Everything always started with Mademoiselle P. that appeared naked at the door of Mademoiselle Nora, with the laces tied in the joints of the knees and elbows simulating those of a doll. So began it all, as she was dressed from the heavy petticoats, Mademoiselle Nora covered her slender legs with white stockings with silk ribbons and dressed her hair in a thousand waves that fell regularly along her neck. So seemingly inanimate, she remained motionless in wise hands: her body was no longer hers, the movements were not executed according to a well-imprinted ladder in her mind but were completely managed by Mademoiselle Nora, who saw in her her favorite doll.
Learning to be motionless had been a real exercise, a discipline so exhausting as the one behind her work as a dancer, but instead of learning rhythm, positions and steps she had to unlearn to control her muscles. There was always a time when her discipline of immobility  was betrayed, but Mademoiselle Nora knew how to punish her for her mistakes, so she was learning to indulge in pleasure. If she had not done so, Mademoiselle Nora’s hands, mouth and body would be stopped and with them the pleasure.
After being dressed and coiffed, Mademoiselle P. camouflaged on the bed between the dolls, breathing still and accepting all the caresses and kisses of Mademoiselle Nora that became capricious with her favorite toy.
***
A guardare Mademoiselle Nora nessuno avrebbe detto che collezionasse bambole. Eppure ne aveva una camera piena al secondo piano de Les Chambres de Madame Damour. Tutte accumulate nel tempo, da quando sua nonna le regalò la prima: una bambolina russa con un copricapo di merletto bianco. Da quel momento il suo letto era sempre stato pieno di bambole elegantemente vestite.
Abituarsi a questa mania era stato difficile per Madame Damour, ma in fondo chi non ha le sue stranezza, più o meno ingombranti che siano. Fu così che una vera e propria casa delle bambole fu allestita per Mademoiselle Nora: velluto rosa, e carta da parati azzurrina con fiori bianchi, scatole ammassate un po’ in ogni angolo e bambole, bambole a perdita d’occhio sul letto a baldacchino, sul comò, sulle poltrone, ovunque.
Eppure Mademoiselle Nora era all’apparenza l’esatto contrario di una bambola, ma trovava in esse un non so che di bello e tragico. Una bellezza tragica, ecco, che porta in se il senso della fragilità, di quanto sia breve nella realtà la bellezza  ma eterna in un essere inanimato come una bambola. Poi, tutto questo senso di bellezza tragica lo aveva trovato in Mademoiselle P., che seppure non fosse più un fiore appena sbocciato, la sua pelle ed i suoi lineamenti ne conservavano intatta la bellezza, solo gli occhi tradivano la tristezza dello scorrere del tempo.
Nonostante i suoi impegni da ballerina che la vedevano esibirsi nei teatri di tutto il mondo, Mademoiselle P. non perdeva ma l’occasione per visitare la stanza delle bambole di Mademoiselle Nora. Lì poteva essere l’eterna eterea figura manovrata per il piacere della sua amante, ma anche per quello più velato e sottile che la attraversava ogni volta, sin dai primi secondi del loro rituale. Tutto iniziava sempre con Mademoiselle P. che si presentava nuda sulla soglia di Mademoiselle Nora, con dei lacci legati nelle giunture delle ginocchia e dei gomiti che simulavano quelli di una bambola. Così iniziava tutto, mentre veniva vestita con abiti dalle sottovesti pesanti, Mademoiselle Nora le copriva le gambe esili con calze bianche fermate da nastri di seta e le acconciava i capelli in mille boccoli che ricadevano regolari lungo il suo collo. Così, apparentemente inanimata, restava immobile in balia di mani sapienti: il suo corpo non era più suo, i movimenti non erano eseguiti secondo una scaletta ben impressa nella sua mente ma erano gestiti completamente da Mademoiselle Nora, che vedeva in lei la sua bambola preferita.
Imparare ad essere immobile era stato un vero e proprio esercizio, una disciplina tanto faticosa quanto quella che stava dietro al suo lavoro di ballerina, ma invece di imparare ritmo, posizioni e passi aveva dovuto disimparare a gestire i propri muscoli. C’era sempre qualche momento in cui la sua disciplina dell’immobilità veniva tradita, ma Mademoiselle Nora sapeva punirla per i suoi errori, così stava imparando a subire il piacere. Se non l’avesse fatto, le mani, la bocca ed il corpo di Mademoiselle Nora si sarebbero fermati e con essi anche il piacere.
Dopo essere stata vestita e pettinata, Mademoiselle P. si mimetizzava sul letto tra le bambole, respirando immobile ed accogliendo tutte le carezze ed i baci di Mademoiselle Nora che diventava capricciosa con il suo giocattolo preferito.

You Might Also Like

5 Comments

  1. Louise

    21/08/2017 at 10:52 pm

    Delicious !!!!

    1. Dada

      26/08/2017 at 8:37 pm

      thank you Louise!

  2. wwayne

    23/08/2017 at 7:59 pm

    Splendido post, come sempre! 🙂

      1. wwayne

        26/08/2017 at 9:02 pm

        Anch’io ti ringrazio per la risposta, e soprattutto per i tanti commenti che hai lasciato sul mio blog: sei una risorsa preziosa per i piacevolissimi dibattiti che nascono quando pubblico un nuovo post. 🙂

Leave a Reply