Art Blog by Loredana De Simone

The Atelier #1

The Atelier- Loredana De Simone - who is dada- Madame Dabi

 

Six o’clock in the afternoon that day seemed the meeting point, not too far nor too close, between a convivial tea with friends and an evening under the lights of the Cabaret Libre.

When it was decided to organize the inauguration of the atelier, Mademoiselle Jeanne thought that it should be the perfect day and time for all the guests, while looking at the stack of a hundred invitations rigorously to be filled by hand, she chose Thursday the 15th at 18:00. And it seemed the most democratic choice since Thursday is halfway between the beginning of the week and the weekend, which is known is the most laborious time for the cabaret shows, while six in the afternoon are the right compromise for those who need to recover their sleep lost at night and need to prepare themselves before the round tables are set with glasses and champagne and that the heavy red velvet curtains get up to the sound of music.

And so at six the atelier began to fill with familiar faces and friends of friends, who would be happy to drink champagne halfway between tea time and the first change of scene.

Mademoiselle Jeanne after having dressed all twenty of the models chosen for the evening, walked through the guests with a pleased smile and even embarrassed. For the evening the friends and even the enemies of all time had chosen to show off the most shimmering clothes, even if it was only six o’clock, and the highest heels they had, as if to impose each one’s own figure among others. It seemed the mobile portrait of the whole city, recognizable and notorious monuments illuminated by pearls and sequins and silk.

The models were standing, moving synchronously every couple of minutes, like mannequins between the cakes in the window of a pâtisserie, what was the atelier before, all with the same golden wig made for the inauguration. In the meantime the dressmakers stood in the laboratory enjoyng the satisfied chatter of the guests.

The lights in the room were soft and the crystal glasses reflected the gold of the wigs, the glitter of the clothes and the sound of the rings around the fingers that helded up them gracefully.

Madame Adriane, who had been Mademoiselle Jeanne’s dance teacher before she left the scene to devote herself to her books in a little house by the sea in the south of France, had made her entrance with an elegant delay, being sure that the photographers could portray her alone at the entrance of the atelier. The dancers never go down from the stage, even if they decide to abandon it, it is as if under their feet they always want to hear the wood creak and the crowd flatter them at the end of the show.

There were photographers and a lot, because some acquaintance of a friend or a non-friend had told to some wives of photographers that there would be an evening where all, really all the dancers of the Montmartre cabarets would be gathered in one place. What better occasion to immortalize them next to each other, wearing the gifts of the last lovers, that surely some of them shared.

But Mademoiselle Jeanne had been a dancer out of necessity, when she moved to Paris few years before and for a young woman the only way to make her way quickly is to show her legs in a cabaret, but since she was not able to sing, she started necessarily to dance as best as she could. And thanks to the generous pay and customers gift who were more attracted by her legs than her dancing skills, she never missed anything.

Now, looking at the night dresses that she had imagined for months, of which she had chosen every inch of fabric, trimmings, thread, buttons

and lining could not feel nothing but satisfied, at least for that moment.

 

****

 

Le sei del pomeriggio quel giorno sembravano il punto d’incontro, non troppo lontano nè troppo vicino, tra un tè conviviale tra amiche ed una serata sotto le luci dell’insegna del Cabaret Libre.

Quando si era deciso di organizzare l’inaugurazione dell’atelier, Mademoiselle Jeanne pensò che dovesse essere il giorno e l’ora perfetta per tutti gli invitati, mentre guardava la pila di un centinaio di inviti rigorosamente da compilare a mano, scelse il giovedì 15 alle ore 18. E le sembrò la scelta più democratica peché il giovedì è a metà strada tra l’inizio della settimana ed il fine settimana, che si sa è il momento più laborioso per gli spettacoli di cabaret, mentre le sei del pomeriggio sono il giusto compromesso per chi ha bisogno di recuperare il sonno perduto di notte e necessita di prepararsi prima che i tavolini rotondi siano imbanditi con calici e champagne e che le tende pesanti di velluto rosso si alzino a suon di musica.

E quindi alle sei l’atelier iniziò a riempirsi di volti conosciuti e di amiche di amiche, che sarebbero state felici di bere champagne a metà strada tra l’ora del tè ed il primo cambio di scena.

Mademoiselle Jeanne dopo aver vestito tutte e venti le indossatrici scelte per la serata, si destreggiava tra le invitate con un sorriso compiaciuto ed anche imbarazzato. Per la serata le amiche ed anche le nemiche di sempre avevano scelto di sfoggiare gli abiti più luccicanti, anche se erano solo le sei, ed i tacchi più alti che possedevano, come per imporre ognuna la propria figura tra le altre. Sembrava il ritratto mobile dell’intera città, monumenti riconoscibili e famigerati illuminati da perle e paillettes e seta.

Le indossatrici se ne stavano, muovendosi in sincrono ogni paio di minuti, come manichini tra le torte nella vetrina di una pasticceria, quello che era l’atelier prima, tutte con la stessa parrucca dorata fatta apposta per l’inaugurazione. Nel frattempo le sarte se ne stavano in laboratorio a godersi il chiacchiericcio soddisfatto delle ospiti.

Le luci nella stanza erano soffuse ed i calici di cristallo riflettevano l’oro delle parrucche, lo scintillio degli abiti ed il suono degli anelli intorno alle dita che li strigevano con grazia.

Madame Adriane, che era stata l’insegnante di danza di Mademoiselle Jeanne prima della sua uscita di scena per dedicarsi ai suoi libri in una casetta sul mare nel sud della Francia, aveva fatto il suo ingresso con elegante ritardo, essendo certa che i fotografi potessero ritrarla da sola all’ingresso dell’atelier. Le ballerine non scendono mai dal palcoscenico, anche se decidono di abbandonarlo, è come se sotto ai loro piedi volessero sempre sentire il legno scricchiolare e la folla adularle alla fine dello spettacolo.

I fotografi c’erano e tanti, perché qualche conoscente di un’amica o di una non amica aveva detto a qualche moglie di un fotografo che ci sarebbe stata una serata dove tutte, ma proprio tutte le ballerine dei cabaret di Montmartre sarebbero state riunite in un unico posto. Quale occasione migliore per immortalarle l’una accanto all’altra, con indosso i regali degli ultimi amanti, che sicuramente qualcuna di loro condivideva.

Ma Mademoiselle Jeanne era stata ballerina per necessità, quando si era trasferita a Parigi qualche anno prima e per una donna giovane l’unico modo per farsi strada velocemente è mostrare le gambe in un cabaret, ma dato che di cantare non era proprio capace, iniziò necessariamente ballare come meglio poteva. E grazie alla paga ed alle mance generose dei clienti più attratti dalle gambe che dalla danza, non le era mancato mai nulla.

Ora, guardando gli abiti da notte che per mesi aveva immaginato, dei quali aveva scelto ogni centimetro di stoffa, passamaneria, filo, bottone

e fodera non poteva che sentirsi appagata, almeno per quel momento.

 

 

–  Illustration by Madame Dabi

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